Dopo un incidente con un drone, la domanda decisiva raramente riguarda l'incidente in sé. Riguarda quello che è successo prima: che cosa sapeva il pilota, che cosa aveva controllato, quali rischi aveva valutato e quali misure aveva preso. E a quel punto non basta aver fatto le cose per bene. Bisogna poterlo dimostrare.
Tre notizie dell'agosto 2026 lo mostrano da tre lati diversi.
Kent: sotto esame la preparazione
Nell'agosto 2025, sull'Isle of Sheppey, un drone della polizia del Kent ha colpito un cavo sospeso pochi secondi dopo il decollo ed è caduto su un bambino, che ha subito due interventi alla mano e da allora si è ripreso. Un anno dopo, l'IOPC, l'organismo indipendente che vigila sulla condotta della polizia in Inghilterra e Galles, ha concluso che l'agente che pilotava il drone dovrà affrontare un procedimento disciplinare. Il motivo è una presunta violazione degli standard professionali «relativa alla preparazione e alla valutazione del rischio prima del lancio del drone».
Il punto contestato non è il volo. Sono i minuti prima.
Bruxelles: pianificare male diventa un evento da segnalare
Dal 17 agosto 2026 è in vigore il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1821, che aggiorna l'elenco degli eventi da segnalare obbligatoriamente all'autorità. Per la prima volta contiene un allegato dedicato ai droni. L'allegato riguarda gli UAS per cui sono prescritti un certificato o una dichiarazione per la progettazione, e fra gli eventi da segnalare elenca, al punto 1.1(2), la «pianificazione inadeguata dell'operazione UAS e delle relative misure di attenuazione che ha messo o avrebbe potuto mettere in pericolo qualsiasi aeromobile o altra persona».
In altre parole, per una parte degli operatori pianificare bene non è più soltanto una buona pratica: una pianificazione inadeguata è un evento che può finire in una segnalazione ufficiale. E per dimostrare che la propria non lo era, bisogna poterla mostrare così com'era prima del volo.
Zwolle: l'avviso c'era, ma va dimostrato
Il 28 agosto 2026, a Zwolle, nei Paesi Bassi, un operatore stava facendo rilievi fotogrammetrici delle facciate di due complessi residenziali. Un drone è stato danneggiato, probabilmente da un colpo di fucile ad aria compressa. Contro un secondo drone, secondo l'operatore, sono stati sparati colpi che dal rumore sembravano di una pistola softair; pochi secondi dopo un altro uomo è uscito sul balcone e gli ha lanciato contro un vaso con una pianta, abbattendolo. L'operatore dice di aver avvisato gli inquilini in anticipo, per email e con avvisi negli ingressi, e ha segnalato l'accaduto all'ispettorato olandese dei trasporti (ILT) e all'ente che indaga sugli incidenti (OVV).
Se un giorno un caso del genere arriva davanti a un giudice o a un'assicurazione, quell'email e una foto dell'avviso nell'ingresso conteranno solo se si potrà provare che esistevano prima del volo, e che non sono state preparate dopo.
Che cosa rende un registro una prova
Un piano di volo in PDF, una checklist su carta, una cartella di foto: sono documenti utili, ma dopo un incidente hanno tutti lo stesso difetto. Chiunque può sostenere che siano stati scritti, corretti o completati dopo.
Perché un registro regga davanti a terzi servono tre cose:
- Che nasca mentre le cose accadono, e non venga ricostruito dopo.
- Che non si possa modificare senza che si veda. Una correzione deve diventare una voce nuova, non una sovrascrittura.
- Che la data la certifichi qualcun altro. In Europa esiste uno strumento preciso: la marca temporale elettronica qualificata. Il regolamento eIDAS le riconosce la presunzione di esattezza della data e dell'ora che indica, e di integrità dei dati a cui è legata (art. 41, paragrafo 2). Chi la contesta deve dimostrare il contrario.
Come lo fa Dronetrake
Dronetrake, la piattaforma europea per chi lavora con i droni, è costruita su questi tre requisiti.
Nasce sul momento. Una checklist viene congelata quando la si firma, con il nome di chi firma e l'ora. Ogni file allegato a una missione, che sia un NOTAM, un permesso o la foto dell'avviso ai residenti, riceve al caricamento un'impronta digitale (SHA-256), il peso, il tipo e l'ora.
Non si cambia di nascosto. Un volo registrato non si modifica: una correzione diventa una voce nuova, e nessun volo si cancella prima di tre anni. Voli, checklist, file e riprese video hanno ciascuno la propria catena: ogni voce porta l'impronta della precedente, e alterarne una rompe la catena da lì in avanti.
La data la certifica qualcun altro. Se l'operatore attiva le marche temporali, ogni notte le catene vengono sigillate con una marca rilasciata da un servizio esterno. Nei piani che lo prevedono, le missioni con l'opzione «Deve reggere davanti a terzi» ricevono invece una marca qualificata eIDAS, emessa da FNMT-RCM, la Zecca dello Stato spagnolo.
La verifica, poi, è aperta a tutti. Il report di missione porta un QR code che chiunque può aprire, senza account, per controllare i voli e i file consegnati. E l'operatore può scaricare il dossier completo, con le istruzioni per verificarlo anche senza Dronetrake.
Tutto questo non impedisce gli incidenti e non sostituisce il giudizio del pilota. Fa una cosa sola: quando qualcuno chiede «che cosa sapevi prima di decollare?», la risposta esiste già, con la sua data, e nessuno l'ha potuta cambiare.
Fonti
- Kent, IOPC: https://www.suasnews.com/2026/08/iopc-concludes-kent-police-drone-investigation-officer-to-face-misconduct-hearing-as-details-of-childs-surgeries-emerge/
- Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1821: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg_impl/2026/1821/oj/ita
- Zwolle: https://www.dronewatch.nl/2026/08/28/drone-inspectie-in-zwolle-loopt-uit-op-vernieling-en-politie-ingrijpen/
- Regolamento (UE) n. 910/2014 (eIDAS), art. 41: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2014/910/oj/ita