Raccontare Dronetrake · Articoli

«Un formato digitale comune»: cosa succede davvero quando provi a scaricarlo

Ricognizione su trenta paesi europei. Fonti primarie, URL provati uno per uno, e da oggi un registro con il link e la frase che decide ogni paese. Riverificata il 23 settembre e aggiornata il 25: nove concedono l'uso, sei dichiarano il file pubblico senza condizioni, undici lo limitano, uno si contraddice.

Verifiche del 31 luglio 2026 — riverificato il 25 settembre 2026

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L'articolo 15 del Regolamento di esecuzione (UE) 2019/947 chiede una cosa che sembra semplice. Gli Stati membri definiscono le zone geografiche UAS e ne rendono pubbliche le informazioni «in un formato digitale unico comune». È la frase che ha generato lo standard EUROCAE ED-269, ed è la ragione per cui un drone di classe C1 dovrebbe poter sapere da solo dove non deve andare.

Abbiamo provato a scaricare quelle informazioni. Tutte, paese per paese, aprendo le pagine ufficiali e provando gli indirizzi. Non è andata come dice la norma.

Il conto, prima dei dettagli

Su una trentina di paesi europei esaminati, la linea che conta non è chi pubblica un file. È chi dice cosa se ne può fare, e dove lo dice. Ogni paese qui sotto ha la sua riga nel registro delle fonti, con il link della pagina e la frase che lo classifica, copiata alla lettera.

Nove paesi pubblicano un file e dicono che si può usare: Norvegia (NLOD 2.0, uso commerciale e modifiche esplicitamente permessi), Svezia (CC BY 4.0), Danimarca («frit anvendes med kildeangivelse», uso libero citando la fonte), Lussemburgo (CC0, sul dataset stesso), Svizzera (Opendata BY, obbligo di indicare la fonte, e dentro anche le zone del Liechtenstein), Germania (CC BY-ND 4.0: ridistribuzione sì, opere derivate no), Francia (Licence Ouverte, ma su un dataset che non è il formato comune ED-269: il file ED-269 del SIA è escluso per iscritto dalla licenza aperta), la Finlandia e l'Estonia, con una risposta scritta dell'autorità che trovate in fondo a questa pagina.

Sei paesi dichiarano il file pubblico in un atto ufficiale o nell'AIP, e dove sta il file non pongono condizioni. L'Irlanda lo scrive in un Aeronautical Notice firmato dal direttore generale della IAA e nell'AIP; la Bulgaria in un'ordinanza, e le sue regole sul riuso dicono che un'informazione senza condizioni si usa senza condizioni; la Slovacchia, il Belgio e i Paesi Bassi nell'AIP; il Portogallo pubblica il file senza una riga di condizioni, e la sua legge sul riuso dei documenti pubblici dice che quelli messi in rete si riusano senza autorizzazione. Non sono licenze, e non le chiamiamo così. Sono dichiarazioni scritte dall'autorità, e da oggi valgono per noi come la risposta finlandese: questi paesi sono sulla mappa di Dronetrake, con la loro fonte citata.

Undici paesi pubblicano il dato e lo limitano. L'Austria, il cui disclaimer dice che la messa a disposizione del dataset non comporta né cessione né trasferimento di alcun diritto d'uso; la Spagna, dove l'avviso legale vieta la riproduzione senza autorizzazione scritta; la Cechia, i cui termini vietano l'uso commerciale e vietano di fornire il contenuto come parte di un altro prodotto; la Lituania, dove il sistema che serve il file scrive «Commercial use of provided data is strictly prohibited»; la Lettonia, dove un regolamento del governo dà il dato gratis solo se non lo si ridistribuisce a terzi per profitto; la Polonia, che per legge dal 2025 dà i dati oltre a nome, area e validità solo per contratto e a pagamento; la Croazia e la Slovenia, le cui mappe ufficiali servono le zone a chiunque ma ne vietano la riproduzione o l'uso commerciale; Malta, dove la piattaforma ufficiale limita l'uso ai «your own civil-end purposes»; la Romania, che destina i dati «exclusively to the aeronautical users»; e il Regno Unito, fuori dall'UE, il cui file porta «Not for resale» e «For aviation use only».

Un paese si contraddice. A Cipro un decreto obbliga a rendere pubbliche le zone e la legge sul riuso esclude le condizioni, mentre la pagina del file riserva tutti i diritti e l'AIP vieta ogni riproduzione. Finché l'autorità non chiarisce, resta fuori dalla mappa. Fino al 25 settembre stava qui anche l'Estonia: la sua risposta è in fondo a questa pagina.

L'Islanda pubblica un file, attraverso il pulsante di download della sua mappa ufficiale, e non dice nulla su cosa se ne possa fare. Il silenzio non è un permesso: resta fuori.

Gli altri non pubblicano un file: Grecia, Italia, Ungheria, e fuori dall'Unione Albania, Bosnia, Georgia, Moldova, Montenegro, Serbia. L'Italia sta in questo gruppo per una ragione tutta sua, e merita il paragrafo che trovate più avanti.

L'articolo 15 è del 2019.

Cosa abbiamo trovato

Il caso migliore d'Europa è la Finlandia. Traficom pubblica un file ED-269 completo — 731 zone — che si scarica con una singola richiesta HTTP, senza registrazione. La pagina che lo ospita esiste solo in finlandese (la versione inglese restituisce 404), ma il dato è quello giusto, nel formato giusto, alla portata di chiunque. E su quella pagina, in finlandese, c'è una frase che non abbiamo trovato da nessun'altra parte in Europa: i dati sono forniti «ai fornitori di servizi esterni» e per il caricamento nei droni di classe C. Non dice sotto quale licenza. Dice però a chi servono, e sono gli unici.

La Repubblica Ceca fa una cosa che nessun altro fa: pubblica i confini delle zone in file GeoJSON dichiarati legalmente vincolanti, affiancati da una versione ED-318 generalizzata per il geo-awareness. La distinzione è esplicita: la mappa interattiva serve a guardare, i file di riferimento fanno fede. Il disclaimer che accompagna i dataset non aggiunge divieti suoi: ciclo AIRAC, nessuna garanzia, legge ceca. Ma rimanda ai termini d'uso del sito su cui i file stanno, e quelli, datati 2012, vietano l'uso commerciale e vietano di fornire il contenuto «come parte di altri prodotti» senza consenso scritto preventivo. I dati migliori d'Europa, dietro una clausola scritta quando i droni non avevano il geo-awareness.

La Svizzera, che non è nell'Unione, serve un ED-269 aggiornato ogni giorno con dentro anche le tre zone del Liechtenstein, che a sua volta non ha un portale proprio.

La Svezia espone un servizio WFS aperto, aggiornato a ogni ciclo AIRAC, tecnicamente impeccabile, e oggi con licenza CC BY: attribuzione, e basta. Un mese fa la stessa pagina dichiarava CC BY-NC-ND, non commerciale e senza opere derivate: la licenza è cambiata, e con lei il gruppo in cui la Svezia sta.

La Norvegia è passata dal fondo di questa ricognizione alla testa in una sera. Il 7 settembre, quando abbiamo verificato, i tre link di dronesoner.no — ED-269, ED-318 e KML — restituivano tutti «pagina non trovata». Alle 19:20 UTC della stessa sera i file sono usciti: ED-269 (7,2 MB), ED-318 (7,1 MB) e KML (11,6 MB), 4.341 zone emesse dal Luftfartstilsynet. E con loro, lo stesso giorno, una licenza: NLOD 2.0, la licenza norvegese per i dati pubblici. «Dataene kan fritt brukes, kopieres, endres og videredistribueres, også i kommersielle produkter og tjenester» — liberamente usati, copiati, modificati e ridistribuiti, anche in prodotti e servizi commerciali — e «bruk i tredjepartsapplikasjoner (f.eks. droneapper, planleggingsverktøy) er tillatt». L'unico obbligo è una riga di credito: «Kilde: Luftfartstilsynet / dronesoner.no».

Il 20 settembre questa ricognizione diceva il contrario: che non esistevano condizioni da nessuna parte. Esistevano, nel pannello «Om» del portale, dal 7 settembre. Noi leggevamo l'HTML della pagina, e la licenza vive nel pannello che disegna il browser: non l'abbiamo aperto. Di tutti i paesi di questa ricognizione, la Norvegia ha oggi le condizioni più permissive d'Europa.

I Paesi Bassi hanno ritirato il servizio ufficiale su PDOK il 30 giugno 2026, e i termini di GoDrone, il visualizzatore ufficiale, vietano di scaricarne i dati. Ma l'AIP, nella sezione ENR 5.3, dice che le zone «are publicly available as a digital data set in JSON format», e il ministero offre il file aggiornato sulla sua pagina dedicata ai droni: 743 zone, versione di dicembre 2025, nessuna condizione. Il link che porta l'AIP punta ancora a una versione del luglio 2024.

L'Irlanda pubblica un GeoJSON nello schema ED-269, datato al ciclo AIRAC in corso, con un'avvertenza in maiuscolo: «reference only, not to be used for navigation». Sulla pagina, nel file e nei metadati della sua mappa non c'è una condizione d'uso. C'è però l'atto con cui la IAA istituisce le zone, l'Aeronautical Notice U.04 del 17 settembre 2026, firmato dal direttore generale: il file «is publicly available via the following web-link». L'AIP lo ripete. Fino al 22 settembre la chiamavamo il caso più limpido del silenzio: non avevamo letto l'atto.

Poi comincia la frammentazione.

Chi ha i dati ma non te li lascia usare

La Danimarca stava in questo gruppo al controllo del 7 settembre: pubblica le sue zone in cinque formati — GeoJSON, GeoPackage, Shapefile, KML, KMZ — con link diretti e senza account, e sotto ai link c'era una riga: «The data below is exclusively for personal use». Il 13 settembre le pagine dei dati di Trafikstyrelsen dicono «Data kan frit anvendes med kildeangivelse»: uso libero, citando la fonte. È cambiata la licenza, e con lei il gruppo.

L'Austria pubblica un ED-269 versionato a ogni cambio, e sulla pagina di download un disclaimer che non lascia spiragli: «Mit der Bereitstellung des Luftfahrtinformationsproduktes "Datensatz der geografischen UAS-Gebiete" ist weder eine Einräumung/Übertragung derartiger Rechte noch irgendeines anderen Nutzungsrechts verbunden». Scaricare sì, il resto no.

La Spagna pubblica tre file ED-318 sull'AIP. Il documento dell'API concede accesso e uso a condizione di dichiarare che ENAIRE è titolare dei diritti, e poi rimanda all'avviso legale, che vieta «cualquier reproducción, transmisión, adaptación» senza autorizzazione scritta preventiva. Le due frasi tirano in direzioni opposte, e vince la più forte.

La Cechia, che sul piano tecnico ha i dati migliori d'Europa, ci allega termini datati 2012 che vietano l'uso commerciale e vietano di «poskytovat obsah Webových stránek či kteroukoliv jeho část jako součást jiných produktů», cioè di fornire il contenuto come parte di un altro prodotto, senza consenso scritto preventivo.

La Polonia, uno dei mercati droni più dinamici del continente, non pubblica un file: il dato esce da un'interfaccia che chiede un account, sotto un regolamento di PANSA che richiama la legge polacca sui dati aperti. Dal 2025 la legge aggiunge un confine: nome, area e periodo di validità di una zona sono pubblici, il resto «Polska Agencja Żeglugi Powietrznej udostępnia na podstawie umowy», e l'accesso «jest odpłatne». Per contratto, e a pagamento.

In questi casi il dato esiste, è pubblico, ed è inutilizzabile da chi costruisce gli strumenti che i piloti usano davvero, a meno di negoziare caso per caso con ogni autorità nazionale.

La Germania non sta in questo gruppo, e fino al 21 settembre questa ricognizione diceva di sì. DIPUL, la piattaforma di DFS, pubblica le zone con licenza CC BY-ND 4.0, con l'attribuzione «dipul, CC-BY-ND 4.0» scritta sulla pagina di download, sulla pagina WFS/WMS, nel campo Fees del servizio stesso e nell'impressum. La ridistribuzione è permessa, anche commerciale. Quello che non è permesso sono le opere derivate — ed è un ostacolo vero per qualunque strumento che riproietta, ritaglia o fonde quei poligoni in un dataset proprio, che è esattamente quello che fa uno strumento per piloti. Una mappa che mostra il servizio ufficiale com'è resta dentro la licenza; una mappa costruita su una copia dei dati no.

Chi non pubblica nulla

L'Ungheria dichiara sulla pagina dell'AIS che le zone «sono scaricabili in fondo all'articolo». In fondo all'articolo non c'è nulla: nel sorgente della pagina, in ungherese e in inglese, non esiste un solo collegamento a un file. Le coordinate delle zone vivono nel testo di un decreto del 2007.

La Croazia non pubblica un file, ma la sua applicazione ufficiale consegna le zone a chiunque la apra, senza account. Gli stessi termini dell'applicazione vietano di copiarle o ridistribuirle senza permesso scritto.

Albania e Montenegro hanno recepito l'obbligo alla lettera — il Montenegro riprende il testo consolidato del regolamento europeo, l'Albania lo scrive nei compiti dell'autorità con la formula «in un formato digitale unico comune». Nessuno dei due l'ha attuato.

Casi che meritano un paragrafo a parte

L'Islanda cifra la configurazione della propria mappa, e fino al 22 settembre la davamo per un paese senza file. Il file c'era: dietro il pulsante di download della mappa ufficiale c'è un servizio pubblico che restituisce 220 zone in un formato vicino all'ED-269. Quello che manca è una riga su cosa se ne possa fare.

L'Italia ha fatto il lavoro tre volte, e nessuna delle tre è un file. Le zone italiane esistono, sono curate e sono aggiornate a ogni ciclo AIRAC: stanno nell'AIP pubblicato da ENAV per conto di ENAC, nelle sezioni ENR 5.1, 5.5 e 5.6. Ma l'AIP si consulta come un documento — pagine, tabelle, coordinate nel testo — dietro una registrazione gratuita: non esiste un file delle zone da scaricare. Il portale che i piloti conoscono, d-flight, richiede un account e avverte, in un riquadro accanto alla mappa, che le informazioni sono utilizzabili «esclusivamente per il proprio utilizzo» e non possono essere cedute a terzi. Esiste infine una via pensata per le macchine — un servizio WFS in AIXM, operativo dal giugno 2026 — ma è ad accesso riservato: certificati mutui, accreditamento, condizioni da concordare. Tre strade fatte bene, e nessuna che un costruttore di droni possa percorrere per leggere le zone italiane in automatico.

La Romania ha i dati, e un server che parla con pochi. Il GeoJSON delle zone è completo, ma non è ED-269. Da una macchina Debian aggiornata la connessione viene rifiutata prima ancora di iniziare, perché il server negozia il canale cifrato con una chiave Diffie-Hellman troppo corta (dh key too small); da altri sistemi passa. E la pagina che lo offre rimanda a un disclaimer che chiude la questione: «The use of the information and documents provided on this website is intended exclusively to the aeronautical users».

Il Regno Unito, fuori dall'UE, fa meglio di metà dell'Unione. NATS pubblica il dataset delle Flight Restriction Zone in AIXM 5.1 e KML, per ciclo AIRAC, con download diretto e senza account. Non è ED-269 — il Regno Unito non è tenuto — ma è completo, versionato e verificabile. E porta scritto, nei metadati dentro lo zip e nell'AIP, il suo limite: «For aviation use only» e «Not for resale». Per questo dal 23 settembre il Regno Unito non è sulla mappa di Dronetrake.

Fuori dall'Europa: l'assenza è una scelta

Fuori dall'area EASA il formato comune semplicemente non esiste, perché non esiste l'obbligo che l'ha generato. Il caso più istruttivo è l'Arabia Saudita: il regolamento nazionale ricalca l'articolo europeo quasi parola per parola, cancellando l'inciso «in a common unique digital format». La stessa frase che in Europa ha prodotto ED-269, altrove è stata deliberatamente tolta.

In sette paesi su otto, tra Turchia, Nord Africa e Medio Oriente, la ripresa aerea non è materia di aviazione civile ma di sicurezza nazionale: in Giordania le missioni richiedono la scorta delle forze armate e la revisione del girato; in Arabia Saudita l'autorizzazione separata copre anche la sola raccolta di dati geospaziali, cioè la fotogrammetria.

Perché la cosa conta adesso

Non è una questione di comodità per gli sviluppatori. È che il geo-awareness dei droni di nuova classe si nutre esattamente di questi file, e che un pilota che attraversa una frontiera europea — cosa che in Europa si fa in un pomeriggio — cambia formato, licenza e talvolta la possibilità stessa di avere il dato.

Nel frattempo la mappa comune pubblicata a livello europeo copre due Stati e dichiara di non essere utilizzabile per pianificare le operazioni.

Il risultato pratico è che l'operatore serio finisce per fidarsi di applicazioni commerciali che aggregano dati di provenienza incerta, oppure per non guardare nulla. Nessuna delle due è quello che l'articolo 15 aveva in mente.

C'è poi un aspetto che riguarda chi quelle regole le ha scritte. Un obbligo introdotto nel 2019 e non attuato da metà del continente sette anni dopo non è un problema tecnico: è un obbligo che non ha avuto conseguenze. Nel frattempo gli stessi Stati chiedono agli operatori — spesso ditte individuali — di essere in regola entro scadenze precise, e ai costruttori di droni di implementare il geo-awareness leggendo file che in metà Europa non esistono.

Metodo

Ogni riga di questa ricognizione viene dall'apertura della pagina ufficiale dell'autorità o del fornitore di servizi di navigazione aerea, e — dove un file era dichiarato — dal tentativo di scaricarlo davvero, verificandone formato e contenuto. Dove una fonte non era raggiungibile lo abbiamo scritto, invece di dedurre. La ricognizione è del 31 luglio 2026, è stata ripassata il 12 agosto prima di pubblicarla e di nuovo il 7 settembre 2026, a ciclo AIRAC cambiato: il caso rumeno si riproduce identico, il campo cifrato islandese è ancora lì, e quattro paesi risultano diversi da un mese fa — la licenza svedese, i termini cechi, il file olandese, l'annuncio norvegese. Il 13 settembre si è aggiunta la Danimarca, che oggi concede l'uso dei suoi file. Su questa materia una data non è un dettaglio, perché i portali cambiano e i cicli AIRAC durano 28 giorni.

Il 21 settembre 2026 siamo tornati su ogni paese che pubblica un file e ne abbiamo riletto la licenza con un metodo più stretto, descritto nella rettifica qui sotto.

Il 23 settembre 2026 abbiamo riletto tutti i paesi con quattro letture ciascuno, nella lingua del paese: la pagina del file, le regole di riuso dell'ente, la legge nazionale sul riuso dei dati pubblici, l'AIP e gli atti che istituiscono le zone. Ogni classificazione ha ora il suo link e la sua frase nel registro delle fonti.

Manteniamo l'elenco aggiornato e lo mettiamo a disposizione di chiunque lo voglia usare o correggere: se un'autorità pubblica un file che non abbiamo trovato, siamo i primi a volerlo sapere.

Rettifica, 21 settembre 2026

Fino a oggi questa ricognizione diceva che undici paesi pubblicavano un file «con termini d'uso che ne consentono l'integrazione». Quella frase non reggeva. Quattro cose erano sbagliate, e sopra sono corrette.

Cercavamo la licenza nel posto sbagliato. Leggevamo l'avviso legale generale del sito istituzionale, che regola il sito. La licenza di un dataset sta altrove: nei campi AccessConstraints e Fees di un GetCapabilities, nel licenseInfo di un servizio di mappe, sulla pagina che offre il download, nella scheda dei metadati del dataset. Letta così, quattro paesi si spostano.

  • La Norvegia una licenza ce l'ha, ed è la più permissiva di questa ricognizione: NLOD 2.0, aggiunta il 7 settembre, lo stesso giorno in cui sono usciti i file. Noi avevamo scritto che non esistevano condizioni da nessuna parte. Esistevano.
  • La Germania non vieta l'uso dei suoi dati. DIPUL pubblica con licenza CC BY-ND 4.0. Il nostro testo precedente descriveva condizioni — uso solo nello scopo indicato, diffusione e commercializzazione vietate, una penale di 1.000 euro per ogni violazione — che oggi sulle pagine di DIPUL non troviamo e che non andavano scritte.
  • Cipro, Estonia, Finlandia e Portogallo non pubblicano alcuna condizione d'uso. Li avevamo contati fra quelli i cui termini consentono l'integrazione. Stanno con l'Irlanda. (Questa riga, scritta il 21 settembre, è sbagliata su tutti e quattro, e la lasciamo qui perché si veda: le correzioni stanno nelle due note qui sotto.)
  • Paesi Bassi: il servizio ufficiale su PDOK è stato ritirato il 30 giugno 2026.

La regola che applichiamo al nostro prodotto è quella che andava applicata qui: il silenzio non è un permesso. L'avevamo applicata alla Norvegia e all'Irlanda, e non ad altri quattro paesi che stavano esattamente nella stessa posizione. Una ricognizione che misura come gli altri trattano i propri dati deve essere almeno altrettanto severa con sé stessa.

Ogni correzione qui sopra è stata verificata il 21 settembre 2026 riaprendo la fonte. Dove una pagina non era raggiungibile — la Bulgaria risponde 403 a ogni richiesta che abbiamo potuto fare — lo diciamo invece di dedurlo.

Rettifica, 22 settembre 2026

Il giorno dopo la rettifica qui sopra, abbiamo riletto i sei paesi del silenzio uno per uno, guardando solo dove sta il file: la pagina che lo offre, il file stesso, i suoi metadati. In quella casella c'erano tre cose diverse, e chiamarle tutte silenzio era sbagliato.

  • Cipro, Estonia e Portogallo non tacciono: vietano. La pagina cipriota riserva tutti i diritti; chi serve il file estone chiede il consenso scritto preventivo; i termini portoghesi riservano i contenuti all'uso personale ed escludono lo sfruttamento commerciale. Sono tre no scritti, non tre silenzi. Passano nel gruppo di chi limita, che diventa il più numeroso.
  • La Finlandia non tace. Scrive a chi sono destinati i dati. Non è una licenza e non lo diciamo, ma non è la stessa cosa del nulla.
  • Tacciono davvero in due: Bulgaria e Irlanda.

Questa correzione nasce da una domanda che ci è stata fatta in casa, e che suonava così: un giorno date una lettura diversa per ogni paese. Era vera. La regola che adottiamo da oggi, e che vale anche per le prossime revisioni, è che in questa ricognizione un paese lo classifica soltanto ciò che è scritto dove sta il dato. Un regolamento interno, i termini di un altro dominio dello stesso ente, una prassi nazionale: sono cose che chiediamo all'autorità, non cose con cui la giudichiamo.

E l'abbiamo applicata a noi. Dal 22 settembre le zone di Bulgaria, Cipro, Estonia e Portogallo non sono più sulla mappa di Dronetrake: 1.637 zone tolte, e dove c'erano ora si legge che quel paese pubblica le zone UAS ma non ne autorizza il riutilizzo da parte di terzi, con il nome della sua fonte ufficiale. L'Irlanda non l'avevamo mai importata. La Finlandia resta, citando Traficom. Abbiamo depositato presso tutte e sei le autorità una richiesta formale di riutilizzo, fondata sulla legge nazionale di ciascuna. Il giorno in cui una di loro risponde, il suo paese torna sulla mappa e questa pagina lo scrive.

Scrivere che il silenzio non è un permesso, e intanto servire i dati di chi tace, sarebbe stata una regola per gli altri.

Aggiornamento, 22 settembre 2026: la Finlandia ha risposto

Il 22 settembre abbiamo scritto a Traficom per chiedere a quali condizioni si possa riutilizzare il file delle zone UAS. Hanno risposto in giornata, e la risposta è questa:

«Il dataset è liberamente utilizzabile e non richiede licenze o simili. Potete naturalmente indicare Traficom come fonte. Il dataset si aggiorna ogni volta che c'è un cambiamento, per esempio quando viene istituita una zona UAS temporanea: quindi può cambiare anche ogni giorno.»

Mika Saalasti, ispettore capo, unità navigazione aerea e aeroporti, Traficom, 22 settembre 2026.

Quindi la Finlandia passa fra i paesi che si possono usare, ed è l'ottavo. Non ha una licenza pubblicata sulla pagina, che è la cosa che continuiamo a chiedere a tutti, ma ha qualcosa che vale di più per chi deve decidere se usare quel file: una risposta scritta dell'autorità.

Su questo paese ci eravamo sbagliati due volte, in due direzioni opposte. Il 21 settembre avevamo scritto che non pubblicava alcuna condizione d'uso, mettendola con i paesi silenziosi. Il 22, rileggendo, avevamo visto che la sua pagina dice almeno a chi sono destinati i dati. Nessuna delle due letture era quella giusta, e nessuna delle due l'avremmo potuta risolvere da soli: la risposta poteva darla solo Traficom, e infatti l'ha data in poche ore.

È anche il motivo per cui abbiamo cominciato a scrivere alle autorità invece di continuare a interpretare le loro pagine. Le altre cinque lettere sono partite lo stesso giorno. Quando arriveranno le risposte, questa pagina lo dirà.

Rettifica, 23 settembre 2026

Il 22 settembre avevamo scritto che Cipro, Estonia e Portogallo vietano, e che Bulgaria e Irlanda tacciono. Rileggendo con un metodo più largo, nessuna delle cinque frasi regge.

  • Il Portogallo non vieta. La frase sull'uso personale che citavamo sta nei termini del portale www.anac.pt, e riguarda i contenuti di quel portale. Il file sta su dnt.anac.pt, e lì non c'è scritto niente. Era l'errore che la nostra stessa regola, scritta quel giorno, vietava: una condizione presa da un altro sito. Ce l'ha fatto notare Frode Friestad, redattore di Droneavisa.no, che ringraziamo. La legge portoghese sul riuso aggiunge che i documenti messi in rete si riusano senza autorizzazione, citando fonte e data: il Portogallo torna sulla mappa.
  • L'Estonia non vieta nel posto che citavamo. Il divieto che riportavamo è di un altro portale dello stesso fornitore. Dove sta il file, i termini dell'applicazione vietano di copiare i dati; la legge estone dice che i dati aperti si riusano senza condizioni. È una contraddizione, e resta fuori.
  • Cipro si contraddice. La pagina riserva tutti i diritti e l'AIP vieta ogni riproduzione; il decreto che istituisce le zone obbliga a renderle pubbliche, e la legge sul riuso esclude le condizioni. Resta fuori.
  • La Bulgaria e l'Irlanda non tacciono. Un'ordinanza bulgara e un Aeronautical Notice irlandese dichiarano il file pubblico, senza condizioni. Tornano sulla mappa, con la loro fonte.
  • Il Belgio, la Slovacchia e i Paesi Bassi stavano fra i paesi senza file o non erano nel conto: i loro AIP dichiarano le zone pubbliche. Entrano.
  • La Lettonia dichiara il file pubblico nell'AIP, ma un regolamento del governo ne vieta la ridistribuzione commerciale senza accordo: resta fuori.
  • La Croazia, la Slovenia e Malta consegnano le zone attraverso le loro mappe ufficiali, e i termini di quelle mappe ne vietano la riproduzione o l'uso commerciale. L'Islanda pubblica un file senza dire nulla sul suo uso. La Francia esclude per iscritto il file ED-269 del SIA dalla sua licenza aperta.
  • La Polonia e la Lituania non sono paesi senza file: il dato esiste, e le loro condizioni lo limitano. Il Regno Unito porta nel file un limite che non avevamo scritto: esce dalla mappa.

Per non dover più correggere a memoria, da oggi ogni paese ha una riga nel registro delle fonti: il link della pagina, la data in cui l'abbiamo letta e la frase che lo classifica, copiata alla lettera. Se una di quelle frasi cambia, cambia la riga, e questa pagina lo dice.

Aggiornamento, 25 settembre 2026: l'Estonia risponde

Il 22 settembre avevamo scritto a Transpordiamet, l'autorità estone dei trasporti, per chiedere a quali condizioni si possa usare il file delle zone UAS. Il 25 settembre ha risposto Marko Liiva, ispettore del dipartimento UAS:

«Since our JSON file is publicly available via the link you have found so from our side you can freely download and use it the way you like.»

Il file, aggiunge, si aggiorna ogni 30 minuti e contiene anche i NOTAM: letto di notte, di giorno può non essere più esatto.

L'Estonia passa quindi fra i paesi che concedono l'uso, come la Finlandia, e torna sulla mappa di Dronetrake, dove il file si rilegge ogni mezz'ora. Il conto diventa: nove paesi concedono l'uso, sei dichiarano il file pubblico, undici lo limitano, uno solo, Cipro, si contraddice.

Cosa potete riusare

Questo articolo è stato scritto perché venisse usato. Potete citarlo, riprendere le cifre, tradurlo e ripubblicarlo per intero, anche su testate commerciali, con una sola richiesta: indicare la fonte come Dronetrake, con un collegamento a questa pagina, e riportare la data della verifica — su questa materia conta quanto il dato, perché i portali cambiano e i cicli AIRAC durano 28 giorni.

Se state preparando un pezzo e vi servono i numeri aggiornati al giorno dell'uscita, scriveteci: rifacciamo la verifica e ve li mandiamo, con l'elenco paese per paese e gli indirizzi che abbiamo provato. Se trovate un errore, meglio ancora: pubblichiamo il metodo insieme ai risultati proprio perché sia possibile smontarlo.

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